La presenza di Dio nelle nostre vite è inevitabile?


foto articolo del sito esistenza di Dio




Il fatto che l'intera storia umana sia costellata da popolazioni che hanno eretto a loro riferimento una qualche forma di divinità è solo l'inevitabile conseguenza sociale di un processo più grande che ha luogo all'interno di ciascun individuo.

Nel momento in cui spostiamo la nostra attenzione a livello dei singoli individui, infatti, ci accorgiamo di un altro aspetto piuttosto interessante. Mi riferisco alla questione non da poco di comprendere perché prima o poi tutti noi finiamo per rivolgerci a Dio, a prescindere dal nostro percorso individuale.

Possiamo avere alle nostre spalle un'intera vita condotta superficialmente in ambito religioso e aver concesso a Dio un'attenzione piuttosto scarsa per non dire inesistente, o perfino aver portato avanti per molti anni una fiera e convinta battaglia di ateismo, eppure se improvvisamente la nostra vita viene sconvolta da una grande tragedia, ecco che siamo inesorabilmente spinti a rivolgerci a lui, alla ricerca di un aiuto, di un conforto o semplicemente di una spiegazione.

Chiediamoci ad esempio quante preghiere siano state rivolte a Dio da uomini che pur non credendo alla sua esistenza non hanno mancato di chiedergli aiuto nella speranza di veder salvati i propri cari, o se stessi, da una tremenda malattia.

È difficile dare una risposta precisa a domande di questo tipo, ma una cosa appare oltremodo evidente: un filo invisibile sembra legare indissolubilmente il destino di ciascun uomo a Dio.

Per scoprire le ragioni profonde di questo legame è necessario fare riferimento al meccanismo nervoso da cui scaturisce la nostra nozione di Dio. Mi riferisco allo sfogo innato che si attiva automaticamente di fronte alle situazioni da cui ci sentiamo sopraffatti, e dal quale si origina la nostra idea di trascendenza.

In effetti tutto il discorso qui esaminato viene ad avere una spiegazione naturale e convincente proprio nel momento in cui comprendiamo che è quel senso di impotenza, che ci assale nelle situazioni di maggiore difficoltà, a generare nella nostra mente la convinzione che debba esserci qualcosa o qualcuno al di sopra degli eventi.

Il fatto è che prima o poi tutti noi siamo sopraffatti da qualche situazione, e quando questo si verifica non possiamo evitare di essere improvvisamente scaraventati al cospetto di Dio. Si tratta di una spinta automatica e non controllabile che avviene a livello emotivo, e pertanto su un piano diverso e distinto da quello razionale delle nostre convinzioni.

In questi termini non importa quali siano le credenze che abbiamo maturato nell'arco della nostra vita perché nei momenti di estrema difficoltà o sbigottimento siamo comunque destinati a rivolgerci a Dio.



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