La nozione di Dio è un prodotto dell'evoluzione naturale?
In relazione all'ingombrante presenza che
Dio ha sempre manifestato durante l'arco della nostra storia, una domanda interessante che possiamo porci è quella di stabilire se siamo di fronte a un fatto contingente, dovuto ad una qualche casualità, oppure ad un epilogo che doveva necessariamente verificarsi.
In altre parole potremmo chiederci se l'umanità avrebbe comunque sviluppato una qualche nozione di
Dio in ogni mondo possibile, o se è capitato soltanto nel nostro mondo a seguito di particolari circostanze fortuite.
Per rispondere a questo interrogativo è necessario per prima cosa conoscere il meccanismo nervoso da cui scaturisce la nostra nozione di
Dio. Mi riferisco allo sfogo innato che si attiva automaticamente di fronte alle situazioni da cui ci sentiamo sopraffatti, e dal quale si origina la nostra idea di trascendenza.
Una volta compreso come l'idea di trascendenza da cui sviluppiamo la nozione di
Dio sia una caratteristica intrinseca al nostro sistema nervoso, dobbiamo individuare da dove essa provenga. In pratica il passo successivo che siamo chiamati a compiere è quello di stabilire se ci troviamo di fronte a una caratteristica del sistema nervoso del tutto fortuita o invece legata ad una specifica e imprescindibile necessità della nostra natura.
La risposta migliore a cui possiamo pervenire in proposito chiama direttamente in causa la teoria dell'evoluzione naturale. Coerentemente ai principi che guidano questa teoria possiamo affermare che lo sfogo innato dal quale si origina l'idea della trascendenza è riuscito a integrarsi nei meccanismi del nostro sistema nervoso, grazie al fatto di essere risultato estremamente utile ai fini della sopravvivenza della nostra specie.
Oggi la nostra conoscenza dei fenomeni naturali e la potenza che ci deriva dall'uso della tecnologia ci mette al riparo da molte situazioni estreme, al punto che ormai sono rare le circostanze in cui ci sentiamo in balia degli eventi. Ma un tempo le cose erano molto differenti.
Nel caso, ad esempio, delle popolazioni umane primitive le situazioni estreme erano all'ordine del giorno, e il sentimento d'impotenza risultava molto più diffuso e frequente di quello che possiamo immaginare oggi.
Ed è proprio in un contesto così difficile, che la possibilità di fare appello alla presenza di qualcosa o di qualcuno al di sopra degli eventi, poteva effettivamente aiutare a non arrendersi perfino nei frangenti più disperati, e quindi fare la differenza tra la vita e la morte.
Siamo dunque nella condizione di affermare che la popolazione umana era destinata a sviluppare la nozione di
Dio perché utile alla sua sopravvivenza, e l'avrebbe sviluppata in qualsiasi altro mondo in cui sopravvivere fosse risultato altrettanto difficile come nel nostro.
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