La nozione di Dio è un'invenzione dell'uomo?
Se si osserva con attenzione la storia dell'uomo avendo come punto di riferimento la lotta per il potere, si arriva ad alcune conclusioni per certi versi inaspettate e sconcertanti.
Ma per comprendere meglio il seguito di questo discorso è necessario partire da una considerazione se vogliamo banale, ma dai risvolti alquanto illuminanti.
Mi riferisco al fatto che il potere, contrariamente a quanto comunemente si crede, non dipende né dagli eserciti, né dalla potenza economica, bensì dall'accondiscendenza dei propri simili.
Prendiamo una figura storica come quella di Hitler, il quale nel pieno del suo potere era nella posizione di decretare la vita e la morte di chiunque, e minacciare il futuro di interi popoli e nazioni.
Se approfondiamo la nostra analisi ci accorgiamo tuttavia che quello che faceva Hitler era semplicemente dare degli ordini, e quindi emettere dei suoni attraverso le proprie corde vocali.
Per quanto quest'ultima considerazione possa apparire ridicola, rende quanto mai lampante la vera natura del potere, il quale nel caso di Hitler si concretizzava esclusivamente nel fatto che gli uomini sotto di lui si uniformavano ai suoi desideri, e così anche tutte le altre persone ai gradini inferiori della scala gerarchica.
Occorre comprendere come quella da me posta in evidenza sia la vera e principale caratteristica di ogni potere, a prescindere da tutti gli altri fattori comunque in gioco.
Con ciò intendo dire che un uomo che fosse malato, povero e privo di qualsiasi altro attributo che siamo soliti associare agli uomini di potere, e che avesse soltanto la facoltà di far compiere agli altri tutto ciò che desidera, sarebbe nonostante tutto e in un senso molto pratico e concreto l'uomo più potente del mondo.
Compreso questo aspetto essenziale della questione, risulta oltremodo evidente quale sia l'importanza che si dovrebbe attribuire al consenso. Nessuno può governare su nessun altro senza riscuoterlo, fermo restando che esistono differenti forme di potere e quindi differenti forme di consenso, e non sempre il potere che riscuote un consenso numericamente più ampio risulta anche essere quello più grande.
In questi termini non è affatto vero che siano i capi di governo delle varie nazioni ad essere le persone più potenti se ci sono delle dinamiche a cui sono costretti ad uniformarsi. In questo caso il potere maggiore sarà esercitato da coloro che sono nella posizione di poter manipolare quelle dinamiche.
Quello che a questo punto mi interessa evidenziare è che se il consenso rappresenta il mezzo più veloce e sicuro per assurgere al potere, tre sono le vie principali attraverso le quali può essere acquisito.
La prima via è quella della paura, nel senso che la paura è un sentimento che si può diffondere e amplificare facilmente tra le persone, e che può essere altrettanto facilmente utilizzato per indirizzare il loro consenso verso uno specifico individuo: purché appaia l'unico in grado di scongiurare l'imminente pericolo.
La seconda via è quella dell'egoismo, nel senso che anche la cupidigia, la lussuria e il benessere sono sentimenti che al pari della paura si diffondono e si amplificano con estrema efficacia e velocità tra le persone. E proprio come avviene per la paura possono essere utilizzati per canalizzare un enorme consenso nei confronti di uno specifico individuo, purché sia in grado di apparire agli occhi del popolo come l'unico in grado di assicurare tali traguardi.
La terza via è quella della religione, che in sé racchiude le due precedenti. Questo perché la religione fa leva al tempo stesso su una delle paure più grandi, quella della morte, e su uno dei desideri più intensi, quello della vita eterna. Ed è evidente che chiunque sia ritenuto dalla popolazione come capace di alleviare l'una garantendo l'altra, avrà per le mani la chiave di un enorme e duraturo consenso.
Sono così giunto al punto cruciale del mio discorso.
Si deve sapere, infatti, che secondo alcune correnti di pensiero
Dio è semplicemente l'invenzione di alcuni uomini privi di scrupoli, che hanno intravisto in esso lo strumento necessario per farsi interlocutori credibili riguardo il delicato tema della morte e di ciò che ne è oltre.
Senza dubbio molte dinamiche storiche possono essere analizzate in questi termini, nel senso che effettivamente chi si è fatto portavoce di
Dio ha esercitato e continua ad esercitare un vasto potere.
Tuttavia l'intera questione è mal posta, nel senso che è tutto da dimostrare che queste persone siano state e siano tuttora individui privi di scrupoli intenti a fare i loro interessi.
Occorre essere sempre equilibrati nei giudizi e vedere anche le innumerevoli gesta che qualificano molte di queste persone come individui che hanno agito e continuano ad agire per il bene dei molti, soprattutto di quelli più deboli e sofferenti.
Ma ciò che mi preme maggiormente sottolineare è che a prescindere dal giudizio che si può avere delle varie istituzioni religiose, in nessun modo si può ritenere
Dio un'invenzione umana, dal momento che la sua nozione scaturisce da un preciso meccanismo del nostro sistema nervoso. Mi riferisco allo sfogo innato che si attiva automaticamente di fronte alle situazioni da cui ci sentiamo sopraffatti, e dal quale si origina la nostra idea di trascendenza.
In questi termini si può al massimo dire che ci siano stati individui che si sono serviti di questa idea di trascendenza per acquisire potere, ma non individui che l'abbiano concepita autonomamente e poi instillata negli altri.
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