L'impossibilità di negare l'evidenza
Una delle regole che fanno parte della teoria della conoscenza che ho sviluppato all'interno del mio libro: "
La coscienza dell'esistenza" riguarda l'impossibilità di negare l'evidenza.
È una regola che anticipo in questo contesto per sottolineare quanto sia essenziale non dare nulla per scontato se si vuole procedere ad un'analisi rigorosa della realtà.
Con il termine evidenza mi riferisco a qualsiasi cosa siamo in grado di confermare o smentire attraverso le nostre percezioni sensoriali. Ad esempio se ora state guardando un monitor o ascoltando la mia voce, entrambe queste azioni vi appariranno come evidenti. Ma nulla esclude che quello che state percependo proprio in questo momento sia il frutto di un sogno o di una allucinazione. E sebbene queste ipotesi siano a dir poco strampalate, come del resto lo sono tutte quelle che cercano di negare una qualunque evidenza, non possono essere scartate per il solo fatto di uscire fuori dai classici schemi di pensiero.
Pertanto anche se a noi sembra assurdo perdere tempo a negare l'evidenza dovremo cercare un motivo più serio e valido per sostenere questa posizione.
L'argomento che può essere usato a questo scopo è piuttosto banale, e si limita alla considerazione che se tutti quanti ci mettessimo a negare l'evidenza non riusciremmo più a trovare un accordo su nulla e sarebbe impossibile costruire una conoscenza condivisa.
Perfino affermazioni apparentemente indiscutibili come: "uno più uno uguale due" verrebbero a perdere il loro carattere di universalità, perché a quel punto si potrebbe anche sostenere che "uno più uno faccia tre e non due".
Quanto abbiamo visto fin qui è piuttosto ovvio e banale, tanto che introdurre una regola per salvaguardare l'evidenza può sembrare del tutto superfluo perché nessuno si sognerebbe di negarla, specialmente uno scienziato. Eppure c'è chi lo fa, e a volte sono proprio degli scienziati a commettere questo imperdonabile errore.
Un esempio piuttosto importante lo possiamo trovare nell'ambito della "coscienza", qui intesa come la nostra capacità di dare senso alla realtà, e quindi a noi stessi come individui esistenti. Si tratta di una capacità che tutti possediamo, o perlomeno riteniamo di possedere, e che d'altronde possiamo riscontrare in ogni momento della nostra vita cosciente, e quindi in un senso piuttosto rigoroso e concreto rappresenta una chiara evidenza. Eppure ci sono alcune posizioni scientifiche che puntano a negare che la coscienza esista come tale, ma sia una sorta di allucinazione percettiva.
È quasi superfluo sottolineare come queste posizioni siano destituite di ogni fondamento proprio per i motivi precedentemente analizzati.
Se ho citato in questo contesto l'argomento della coscienza non è certo per caso. Infatti essa costituisce uno degli elementi principali della mia dimostrazione scientifica dell'
esistenza di Dio, e questo mi ha indotto a difenderla dalle posizioni "negazioniste" di alcuni scienziati.
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