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L'adattamento della vita dimostra l'esistenza di Dio?


foto articolo del sito esistenza di Dio




Secondo alcune correnti di pensiero le forme di vita mostrano un adattamento all'ambiente così ben calibrato da non potersi essere generato per caso.

Per giungere a questa conclusione basta osservare come le diverse strategie di sopravvivenza di intere specie animali e vegetali sembrino predisposte per funzionare le une in accordo con le altre.

Si pensi ad esempio al perfetto scambio che vi è tra la forma di vita vegetale che produce ossigeno dall'anidride carbonica, e la forma di vita animale che produce anidride carbonica dall'ossigeno.

Per non parlare poi del delicato e stupefacente equilibrio che regola le catene alimentari, o del complesso numero di funzioni biologiche che permettono a ciascun organo di comportarsi come se conoscesse i bisogni presenti e futuri dell'insieme del corpo.

I sostenitori di questa tesi affermano che nella natura non potrebbe regnare una tale armonia se dietro di essa non ci fosse stato un disegno consapevole di un Dio creatore che avesse preso in considerazione tutti gli elementi in gioco e li avesse predisposti a ben operare gli uni con gli altri.

Questo ragionamento non è però sufficiente per dimostrare l'esistenza di Dio.

Innanzitutto va detto che l'adattamento mostrato dalle forme di vita nei confronti dell'ambiente circostante va giudicato tutt'altro che improbabile, soprattutto in considerazione della forte competizione a cui sono inevitabilmente sottoposte per evitare l'estinzione.

In altre parole nessuna specie che non avesse saputo adattarsi perfettamente al proprio ambiente avrebbe avuto la benché minima possibilità di giungere fino a noi.

In questi termini si deve ammettere che la spiegazione della perfetta armonia che è possibile riscontrare nella natura sia insita nella stessa nozione di sopravvivenza.

In pratica non è necessario ipotizzare che le forme di vita siano apparse nell'universo già perfettamente armonizzate al loro interno e con l'ambiente circostante, come ci si potrebbe aspettare da un intervento diretto e consapevole di un Dio creatore.

Per spiegare lo stato di cose che è sotto i nostri occhi è sufficiente supporre che la vita abbia dei meccanismi intrinseci che le permettono di modificare la propria struttura lungo un gran numero di differenti direzioni.

Perché è chiaro che a queste condizioni si dovranno prima o poi produrre modifiche capaci di assicurare all'individuo un miglior adattamento all'ambiente.

E sebbene questi meccanismi non siano stati ancora identificati dalla scienza, la loro esistenza è e rimane del tutto plausibile a livello di principio, e non può essere esclusa a priori.

Per quanto riguarda la teoria della selezione naturale, essa non fa altro che sostituire questi meccanismi con il ricorso al caso. Sarebbe cioè una cieca casualità a far mutare le specie, dando loro la possibilità di sviluppare prima o poi un migliore adattamento all'ambiente.

Inutile dire che dal punto di vista scientifico spiegare qualcosa in termini di casualità è la stessa cosa che evitare di spiegarla. In questo senso la scienza non può esimersi dalla necessità di identificare delle leggi biologiche in grado di giustificare mutazioni favorevoli alla sopravvivenza.

Per finire va detto che anche nel caso più favorevole in cui si riuscisse a dimostrare che le forme di vita siano apparse nell'universo già perfettamente armonizzate al loro interno e con l'ambiente circostante, questo non implicherebbe minimamente l'esistenza di Dio ovvero la presenza di un ente onnipotente, onnisciente, onnipresente che cosciente di se stesso ha creato, sostiene e governa l'universo senza averne bisogno.

Ad esempio potremmo trovarci di fronte a un principio intelligente che ha dato inizio al nostro universo, essendo completamente disgiunto da esso, e che ora potrebbe benissimo non essere più esistente.



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