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In che modo deve essere visto il rapporto tra Dio e l'universo?


foto articolo del sito esistenza di Dio




Nel momento in cui ipotizziamo che l'universo sia una creazione di Dio, non vi è altra conclusione possibile se non quella di considerare Dio stesso come una mente che immagina l'universo.

La ragione è presto detta: un qualsiasi altro modo di intendere il rapporto tra Dio e l'universo imporrebbe a Dio delle limitazioni inaccettabili. In particolare ci impedirebbe di attribuirgli nel medesimo tempo le facoltà dell'onnipotenza, dell'onniscienza, dell'onnipresenza e della coscienza.

Viceversa considerando l'universo come il risultato dell'immaginazione di Dio risulta possibile identificare la sua onnipotenza con la capacità di creare tutto ciò che desidera, l'onniscienza con la capacità di conoscere i motivi che presiedono alla creazione di ogni cosa, l'onnipresenza con la capacità di essere parte di ciò che immagina, e infine la coscienza con la capacità di dare senso compiuto agli oggetti della propria creazione.

D'altronde è facile constatare come quelle appena elencate siano tutte capacità che possiamo attribuire al finito alle nostre menti, e che soprattutto non costituiscono un limite invalicabile alla natura di Dio.

Con ciò intendo dire che così come la nostra mente non si esprime soltanto attraverso l'immaginazione, ma presiede a tante altre facoltà, la stessa cosa potrà valere per Dio.

In quest'ottica Dio può essere considerato allo stesso tempo come l'insieme della creazione e come ciò che la trascende.

Ciò che vale la pena sottolineare in proposito è che l'altro aspetto di Dio, ovvero ciò che esso è al di là del suo immaginare l'universo, è qualcosa che la scienza non ha alcuna possibilità di scoprire.

In questi termini sul piano scientifico e logico non è lecito attribuire a Dio alcun comportamento o carattere tipicamente umano.

Per quello che ne sappiamo Dio potrebbe agire secondo criteri che non possono essere in alcun modo ricondotti ad atti di volontà, desideri o fini.



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