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Ha senso vedere Dio come colui che ci giudica?


foto articolo del sito esistenza di Dio




Uno dei più grandi errori che possiamo compiere nel rapportarci con Dio è quello di considerarlo come qualcuno che si "diverte" a giudicare il nostro operato.

Si tratta di un errore molto comune del quale cadiamo vittime quando ci sentiamo in colpa per qualche azione di cui non andiamo fieri.

Questo modo di rapportarci a Dio è qualcosa a cui arriviamo in maniera del tutto naturale in quanto esprime l'abitudine che sviluppiamo nella nostra quotidianità a sentirci giudicati per le cose che facciamo. Il guaio è che le logiche della creazione sono differenti da quelle che guidano i nostri contesti sociali.

Questo aspetto emerge in modo lampante nel momento in cui ipotizziamo un'umanità del tutto priva di libero arbitrio.

In quest'ottica tutto quello che avviene sarebbe stato interamente determinato, se non addirittura deciso, da Dio a lato della sua creazione, e nessun uomo potrebbe quindi essere ritenuto responsabile né tantomeno giudicato per qualcosa che era necessariamente destinato a compiere.

Ma Dio può essere ritenuto responsabile delle nostre azioni anche nel caso di un'umanità dotata di libero arbitrio. Questo perché tutto ciò che è, e avviene, non potrebbe esistere se il potere di Dio non lo sostenesse. Quindi in un senso molto pratico e concreto tutto quello che si compie è compiuto da Dio, comprese le nostre scelte.

Inoltre quand'anche fossimo disposti a considerare il libero arbitrio al di fuori dell'azione di Dio, esso costituirebbe sempre e comunque una caratteristica che ci troviamo a possedere per sua volontà. Quindi in un senso molto preciso e rigoroso ogni errore compiuto da noi a causa del libero arbitrio, sarebbe un errore dovuto alla scelta di Dio di dotarci di uno strumento così pericoloso.

A questo punto dovrebbe risultare oltremodo evidente come non abbia alcun senso logico ritenere che Dio ci consideri responsabili delle azioni che compiamo, né tantomeno che voglia giudicarci a causa di esse.

A margine di queste argomentazioni voglio aggiungere altre due riflessioni piuttosto illuminanti sull'intera questione qui dibattuta.

La prima consiste nel comprendere come l'atto stesso del giudicare sia una prerogativa tipicamente umana, e come tale potrebbe risultare del tutto inadeguata ad esprimere una qualsiasi caratteristica ascrivibile a Dio.

La seconda considerazione trae spunto dall'atto d'amore che spinge i genitori a perdonare i figli per ogni loro possibile malefatta. Si tratta di un comportamento che scaturisce dalla consapevolezza che per quanto sia sbagliato il comportamento dei nostri figli, essi sono e rimangono qualcosa che si è originata da noi, e questo rappresenta un legame indissolubile che ingloba in sè e mette in secondo piano qualsiasi altra considerazione.

Pertanto anche attribuendo a Dio le dinamiche comportamentali tipiche di noi esseri umani, giungiamo alla medesima conclusione, ovvero che Dio sarà sempre e comunque disposto a perdonare i nostri errori piuttosto che a giudicarli.

E questo risulta ancor più vero nel caso di Dio che in quello precedentemente visto dei genitori, perché se i genitori creano i figli una volta soltanto, Dio ci crea continuamente, ogni volta che sceglie di confermare e sostenere la nostra esistenza piuttosto che farla svanire nelle fredde e impersonali fauci del nulla.



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