Esiste una tecnica per credere in Dio in modo istintivo?
Esiste una concezione di
Dio molto profonda e piena che può essere fatta produrre dalla nostra mente ogniqualvolta ci identifichiamo concretamente con l'idea di nulla assoluto.
Con queste parole non intendo riferirmi all'idea astratta che tutti noi abbiamo del nulla, la quale costituisce un pensiero come un altro, incapace quindi di generare qualsivoglia emozione.
Intendo invece riferirmi ad una vera e propria immedesimazione che può essere raggiunta solo cercando di immaginare nel modo più realistico possibile l'assenza di ogni cosa.
Si tratta di un'azione mentale che dovremo realizzare con grande intensità e concentrazione, fino ad essere bruscamente interrotti dal manifestarsi di una vera e propria emozione di rigetto verso l'idea di nulla assoluto.
A questo proposito giova sapere come la suddetta emozione di rigetto non si produca in modo casuale ma sia frutto di uno specifico meccanismo, ovvero quello della contraddizione, che è quel meccanismo di cui sono dotate le nostre menti e che consente loro di riconoscere come sovrapposte due percezioni differenti.
Nel caso in esame la contraddizione risulta inevitabile dal momento che, nel portare a compimento l'intero procedimento, la nostra mente si troverà necessariamente a concepire la propria stessa assenza.
Sapere da cosa si origina questa emozione di rigetto, non ci autorizza tuttavia a cercare di riprodurla direttamente nell'ambito di questa tecnica, in quanto essa non costituisce di per sé il nostro reale obiettivo: che è, e deve rimanere, quello di immedesimarci nel nulla assoluto.
Infatti solo nel momento in cui la contraddizione si manifesti come esito finale del nostro tentativo di immaginare l'assenza di ogni cosa, potremo sperimentare con una profondità e una pienezza straordinaria quella che a buon ragione potrebbe essere definita la nostra più istintiva e primordiale spinta all'
esistenza.
È importante comprendere come quella così prodotta non è una concezione qualunque, ma una concezione che si mostra alla nostra mente in modo costruttivo e che nel suo apice, e solo nel suo apice, è in grado di farci comprendere il senso più autentico e profondo dell'
esistenza di Dio.
Siamo quindi di fronte a una tecnica molto potente che ci permette di trovare una conferma all'
esistenza di Dio ogniqualvolta lo desideriamo. Il guaio è che trattandosi di una conferma il cui valore ha senso solo in relazione a quella particolare e momentanea concezione, quando essa viene a svanire, smarriamo contestualmente anche qualsiasi certezza circa l'
esistenza di Dio, e saremo dunque costretti a ripetere l'intero procedimento per riuscire a sperimentarla ancora.
Questo significa che la presente tecnica va considerata più adatta a consolidare una convinzione in
Dio già esistente, in quei momenti in cui ci sentissimo più dubbiosi e smarriti circa l'
esistenza di Dio, piuttosto che il cardine centrale sul quale costruire una fede concreta e costante.
D'altro canto la possibilità di ottenere per qualche istante la concreta percezione dell'
esistenza di Dio è un'esperienza molto affascinante che tutti dovrebbero fare, soprattutto coloro che hanno sempre guardato ad essa con estremo scetticismo.
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