Esiste una tecnica per credere in Dio in modo concreto?
Ad alcuni potrà sembrare sorprendente, ma perlomeno dal punto di vista teorico esiste una tecnica che portata a termine garantirebbe una sicurezza pressoché totale dell'
esistenza di Dio.
Si tratta di una tecnica così banale e ingenua che potrebbe essere proposta addirittura da un bambino al suo primo contatto con l'idea di
Dio, ovvero quella di percepirlo attraverso i nostri sensi.
Detto in termini più espliciti: poter vedere, toccare, annusare, odorare e ascoltare
Dio così come potremmo fare con qualsiasi oggetto concreto presente nell'universo, ci permetterebbe infatti di avere una conferma innegabile della sua
esistenza e al tempo stesso ci consentirebbe di mettere a tacere qualsiasi dubbio dovesse manifestarsi alla nostra mente.
Purtroppo per quanto questa tecnica sia allettante non risulta assolutamente percorribile, ed anzi in un senso molto preciso deve essere ritenuta logicamente inconsistente.
La ragione è presto detta.
Dio non è, né può essere fatto oggetto dei nostri sensi per il semplice motivo che egli non rappresenta semplicemente una parte dell'universo, ma tutto l'universo nel suo insieme e ciò che lo trascende.
In questi termini i sensi umani, la cui azione si esercita per contatto e quindi è soggetta e richiede una precisa localizzazione spaziale, sono strutturalmente incompatibili con qualsiasi percezione di
Dio.
D'altronde è da ritenersi insufficiente anche l'argomentazione secondo la quale se
Dio volesse potrebbe manifestarsi in modo tangibile ai nostri sensi, dimostrandoci in questo modo che esiste oltre ogni ragionevole dubbio.
Si può subito notare come la presente argomentazione sia imprecisa e inadeguata perché attribuisce a
Dio la caratteristica umana di agire mediante volontà. La ragione comunque più evidente della sua inconsistenza deriva dal fatto che qualsiasi forma fosse scelta da
Dio per manifestarsi ai nostri sensi, non sarebbe comunque sufficiente per dimostrarci la sua
esistenza.
Se ad esempio si manifestasse con le sembianze di un uomo capace di compiere miracoli, avremmo semplicemente la dimostrazione che esiste un'entità di forma umana capace di guidare le leggi dell'universo per mezzo della propria forza di volontà, ma non che essa sia o debba essere necessariamente intesa come
Dio.
Se invece decidesse di assumere una forma mutevole, e se riuscisse perfino a cambiare l'aspetto, le funzioni e la consistenza dell'intero universo e a sovvertire il nostro modo di esistere, avremmo semplicemente la dimostrazione che esiste un'entità in grado di compiere tutte queste prodezze, ma ancora una volta non potremmo essere sicuri che quell'entità sia
Dio, e quindi che sia alla base dell'intera creazione e non rappresenti invece solo una delle tante creature scaturite dalla mente di
Dio.
Il problema di fondo è sempre lo stesso, ovvero gli attributi che rendono tale
Dio non possono essere afferrati dai nostri sensi, e quindi la dimostrazione della sua
esistenza dovrà necessariamente procedere per altre vie.
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