Consistenza scientifica dell'equivalenza mente e realtà


foto articolo del sito esistenza di Dio




Nel libro: "La coscienza dell'esistenza" arrivo a sancire l'esistenza di Dio nel momento in cui dimostro che la realtà non è nient'altro che una mente cosciente che immagina l'universo.

Per giungere a questa conclusione mi sono servito di un fenomeno osservabile e ripetibile che tutti noi possiamo sperimentare in prima persona, e che permette di dimostrare l'equivalenza creativa tra la mente e la realtà. Mi riferisco alla capacità di servirci della nostra immaginazione per creare un universo che dal punto di vista qualitativo risulti del tutto simile a quello nel quale viviamo.

Si tratta di un fenomeno evidente e quindi innegabile, e costituisce di per se una dimostrazione valida e indiscutibile della suddetta equivalenza, sebbene al principio un simile procedimento possa apparire al quanto semplicistico.

La verità è che se noi analizziamo in modo serio e imparziale la nostra capacità di immaginare un intero universo, ci accorgiamo che si tratta a tutti gli effetti di una qualità eccezionale e completamente al di fuori del verosimile. Così se ci appare tanto banale non è per la presunta ordinarietà del fenomeno in se stesso ma per la nostra abitudine a utilizzarlo.

È questo un principio del tutto generale che non si limita solamente alla nostra immaginazione. In pratica chiunque sia dotato di una qualche capacità straordinaria finisce prima o poi per darla per scontata e considerarla un fatto del tutto banale. Così se esistessero degli individui isolati in grado di muovere gli oggetti col pensiero, sarebbero indotti a pensare che tutti gli esseri umani posseggano tali qualità, che a loro a quel punto sembreranno essere del tutto naturali.

Per consolidare la dimostrazione dell'equivalenza creativa tra la mente e la realtà ho comunque preferito ribattere a una lunga serie di obiezioni che potevano esserle rivolte, come si può constatare leggendo il mio libro.

In questo contesto ho deciso di riportare una di queste obiezioni. Mi riferisco in specifico a quella obiezione secondo la quale ciò che è immaginato e ciò che è reale sono aspetti totalmente differenti della realtà e in quanto tali non possono essere paragonati tra loro per una questione di principio.

In quest'ottica ritenere che la mente sia in grado di produrre un intero universo all'interno della propria immaginazione risulta una conclusione del tutto priva di senso, perché le fantasie della mente sono appunto solo delle fantasie e non hanno niente a che fare con la concretezza del mondo reale.

Si può ribattere a questa obiezione affermando che l'immaginazione dal momento che esiste è indiscutibilmente reale come tutte le altre cose, e il suo apparirci come entità astratta ed estemporanea non cambia questo stato di fatto.

Immaginiamo per un momento di sostituirci a Dio e di creare attraverso la nostra immaginazione un universo in cui esistono le galassie, le stelle, i pianeti e anche della vita intelligente.

È chiaro che nell'immaginare degli esseri viventi del tutto simili a noi, li doteremo sia della capacità di pensare che quella di produrre all'interno della loro testa ogni sorta di fantasia.

È evidente che all'interno di questo universo gli esseri intelligenti da noi creati considereranno le loro fantasie qualcosa di astratto e estemporaneo rispetto alla concretezza del loro mondo esterno, eppure sia le loro fantasie sia il loro mondo saranno costituiti della stessa sostanza, ovvero saranno ugualmente nostri pensieri.

Questo significa che l'idea secondo la quale quello che immaginiamo abbia una natura di per se imparagonabile a quella del mondo concreto, sia a tutti gli effetti un pregiudizio, e quindi non un qualcosa che possa avere una qualche validità scientifica.



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