Come si può sviluppare la fede in Dio?
Contrariamente ad un modo piuttosto comune di intendere la fede, essa non rappresenta un dono di
Dio né tantomeno costituisce una condizione esteriore che possa essere raggiunta istantaneamente, bensì il frutto di un profondo e costante lavoro interiore.
Per comprendere meglio questo aspetto della fede dobbiamo avere ben chiaro cosa essa sia veramente, e quindi sapere che nella sua essenza più autentica non è altro che amore puro nei confronti di
Dio.
In pratica avere fede in
Dio equivale ad essere innamorati di lui, provando nei suoi confronti proprio quel tipo di trasporto che rapisce il nostro cuore quando ad essere oggetto delle nostre attenzioni è una persona che ci attrae molto, o un'attività che stimola i nostri sogni e le nostre ambizioni.
Nel caso di
Dio si tratta della passione nei confronti di quella che inizialmente nasce come un'idea, ma che a poco a poco si trasforma in qualcos'altro, finendo per avvolgere, riscaldare e far risplendere la nostra gioia di esistere.
Alla luce di queste considerazioni può essere compresa quale sia la vera difficoltà che si frappone fra noi e la fede, il fatto cioè che è molto difficile innamorarsi di
Dio, perché a differenza di una persona che ci attrae molto, o di un'attività che stimola i nostri sogni e le nostre ambizioni,
Dio non si impone mai alla nostra attenzione, e in un senso molto concreto non esiste veramente finché non decidiamo di cercarlo con fermezza.
Questo significa che potremo sviluppare una forte e sana fede in
Dio soltanto se saremo in grado di riconoscere in lui quell'unico scopo capace di dare senso e valore ad ogni altra cosa, ponendo fine ad una ricerca altrimenti destinata a prolungarsi in eterno verso quel "certo non so che", che non riusciremo mai a trovare.
In altre parole solo vedendo
Dio in ogni cosa e ogni cosa in
Dio,
Dio smetterà di essere semplicemente un'idea, e noi avremo la possibilità di amarlo, e sperimentare in questo modo la vera essenza della fede: quella che sola consente di fare il miracolo più grande di tutti, ovvero quello di essere felici di esistere a prescindere da qualsiasi altra cosa o condizione.
Ed è in questi termini che va scoraggiato e contrastato l'atteggiamento di quelle persone che chiudono
Dio fuori dalla porta del loro cuore, semplicemente perché non hanno la fede.
Di fatto la mancanza di fede non è, né può essere, una scusa per non dedicarsi a
Dio, in quanto è essa stessa parte della meta che dobbiamo raggiungere.
A questo punto non è difficile comprendere che se non siamo disposti a entrare in gioco attivamente e in prima persona in questa impresa non otterremo mai alcun risultato concreto, perché ciò che non abbiamo cuore di conquistare, non ci verrà certamente donato per divina concessione.
E in questo caso la responsabilità sarà solo la nostra.
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