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Tutte le verità su Dio e la sua esistenza


foto articolo del sito esistenza di Dio




Scopo del sito Esistenza di Dio


Lo scopo di questo sito è quello di spazzare via, mi auguro una volta per tutte, le critiche erronee rivolte a Dio, parlando di lui in modo rigoroso e scientifico.

Molto deve essere fatto in questo campo visto l'enorme numero di preconcetti che hanno finito per darci di lui una visione completamente sballata.

Molto variegato è anche il giudizio espresso nei suoi confronti. Per alcuni Dio è semplicemente morto, per altri non è mai esistito, per altri ancora è inconoscibile.

Spesso si parla di lui per partito preso, seguendo schemi di pensiero preconfezionati e ripetitivi, e ci si aggrappa alla sua figura come si potrebbe fare con un oggetto di superstizione.

C'è chi lo ama, ma anche chi lo disprezza, chi si sforza di capirlo e chi invece è pronto ad accettare qualsiasi cosa in suo nome.

Verrebbe da dire che Dio non si è proprio fatto mancare nulla.

Ed è in questo contesto che si inserisce il mio personale tentativo di fare ordine in un campo così intricato.

Cerco così di avanzare tra le sabbie mobili delle infinite filosofie che ci parlano di Dio, adoperando la sola bussola della ragione, e sfruttando le mie peculiari conoscenze sulla mente umana.

A questo proposito, sebbene la premessa indispensabile che sta dietro questo sito sia la mia dimostrazione dell'esistenza di Dio, ci tengo a sottolineare come gli argomenti qui trattati ne sono del tutto autonomi e vanno inquadrati come il frutto di quel lavoro spirituale che ho sempre portato avanti parallelamente a quello scientifico.



Definizione di Dio


Il primo passo da affrontare per poter fare un discorso serio su Dio è quello di assegnargli una definizione ben precisa, in modo da evitare equivoci e rendere chiaro di cosa si sta parlando.

D'altronde se ciascuno di noi adoperasse una propria definizione di Dio, o peggio ancora se usassimo il termine Dio in modo piuttosto vago e superficiale senza aver ben presente a cosa ci stiamo riferendo, qualsiasi confronto sarebbe destinato al fallimento ancor prima di iniziare.

In questo sito il termine Dio verrà usato per riferirsi a colui che ha creato, sostiene e governa l'universo senza averne bisogno.

Di conseguenza i suoi attributi di onnipotenza, onniscienza e onnipresenza non dovranno essere intesi come la capacità di fare, conoscere e occupare ogni cosa in assoluto, ma piuttosto come la capacità di fare, conoscere e occupare tutto quello che può essere fatto, conosciuto e occupato in un universo come il nostro.

Detto in termini più espliciti: non viene preteso da Dio nulla di più di quello che il nostro universo richieda per la propria esistenza.



Dio e la ragione


Tra le domande più ricorrenti che hanno per oggetto Dio, un posto di grande rilievo spetta certamente all'interrogativo se sia possibile o meno dimostrarne l'esistenza attraverso l'uso della sola ragione.

È una domanda fondamentale che nel corso della storia umana si sono poste molte persone, dagli uomini più ignoranti a quelli più eruditi, passando attraverso le più brillanti menti di ogni epoca.

L'opinione che è andata affermandosi maggiormente in ambito filosofico, sebbene ci siano tuttora pareri discordanti a riguardo, è quella secondo la quale una dimostrazione dell'esistenza di Dio sia veramente e concretamente possibile. Non a caso si possono trovare parecchi esempi di formulazioni filosofiche più o meno recenti che hanno preteso di aver raggiunto questo scopo.

Situazione opposta la troviamo invece nell'ambito scientifico, dove ormai lo scetticismo la fa da padrone, al punto che ben pochi scienziati ammettono di credere in un Dio personale che ha creato, sostiene e governa l'universo. Va comunque registrato che altrettanto rari risultano quegli scienziati che ne escludono categoricamente l'esistenza.

Naturalmente la posizione della scienza è destinata a cambiare, soprattutto se la mia dimostrazione rigorosa dell'esistenza di Dio verrà ad affermarsi.

In definitiva, come testimoniano i risultati del mio lavoro, è possibile sancire l'esistenza di Dio col solo uso della ragione, a patto però di servirsi di una particolare forma di ragionamento, quello per analogia.

Il ragionamento per analogia infatti è l'unico tipo di ragionamento che consente di individuare caratteristiche di soggetti che come Dio sfuggono ad ogni nostra osservazione diretta.

In particolare nel caso della mia dimostrazione mi sono servito dell'analogia tra il funzionamento creativo della mente e quello della realtà, e per mezzo di esso sono riuscito a determinare come la realtà sia di fatto una mente cosciente che crea tutto ciò che è materiale così come la nostra mente immagina.



Confutazioni sull'esistenza di Dio


Come ho accennato poco fa, sono state tentate molte dimostrazioni dell'esistenza di Dio, ma tutte loro, o perlomeno tutte quelle di cui sono a conoscenza, presentano due grossi difetti.

Il primo difetto è quello di riferirsi a un Dio vago, inteso come un principio generico in grado di trascendere la realtà materiale, piuttosto che il Dio a cui sono interessate la maggior parte delle persone.

Il secondo difetto è quello di non utilizzare l'unico tipo di ragionamento adatto al loro scopo, che come abbiamo visto è quello per analogia.

Sono limitazioni piuttosto gravi, sufficienti da sole ad invalidare tutti gli impianti logici che sono stati elaborati finora per dimostrare l'esistenza di Dio.

In questo senso la confutazione di tali dimostrazioni è risultata un'operazione piuttosto semplice, che tra l'altro mi ha permesso di rielaborare in modo personale alcune di esse, e di introdurne altre ancora del tutto originali.



Confutazioni sulla non esistenza di Dio


Se molte brillanti menti si sono spese nel tentativo di dimostrare l'esistenza di Dio, non sono mancati tentativi anche sul versante opposto.

Mi riferisco perlopiù a esposizioni nate come critica all'esistenza di Dio, e poi venute a consolidarsi in vere e proprie dimostrazioni della sua inesistenza.

Va detto come anche in questo caso, in maniera del tutto speculare a quanto visto in precedenza, ci troviamo di fronte ad un uso troppo approssimativo del termine Dio e all'assenza di un qualsiasi ragionamento per analogia.

Sono limitazioni la cui gravità rimane del tutto inalterata, e quindi anche in questo caso risultano sufficienti da sole ad invalidare gli impianti logici delle principali dimostrazioni dell'inesistenza di Dio.

In questo senso la confutazione di tali dimostrazioni è risultata un'operazione piuttosto semplice, che anche in questo caso mi ha consentito di rielaborare in modo personale alcune di esse, e di introdurne altre ancora del tutto originali.

D'altronde una dimostrazione realmente valida dell'inesistenza di Dio sarebbe stata impossibile anche utilizzando una definizione precisa e rigorosa del termine Dio, e servendosi dei ragionamenti per analogia, proprio perché Dio di fatto fa parte della realtà.



Dio e la scienza


In virtù dei discorsi che abbiamo sviluppato finora possiamo affermare che la ragione umana si dimostra del tutto adeguata per occuparsi dell'esistenza di Dio, e questo significa che la scienza è in possesso di tutti gli strumenti necessari per dire la sua in proposito.

Tuttavia la scienza attuale se ne guarda bene dall'entrare in questo tipo di questioni a causa dell'erronea convinzione che Dio si trovi al di là del proprio campo d'azione, e per l'interesse ad evitare ogni possibile contrasto con le religioni.

È superfluo sottolineare come il rapporto tra la scienza e le religioni sia stato piuttosto conflittuale soprattutto nei secoli precedenti, e questo ha senz'altro contribuito ha creare nell'animo dei credenti un certo timore nei confronti della scienza, come se questa con il suo inevitabile progresso sia destinata a sancire prima o poi e in maniera definitiva la non esistenza di Dio, proprio come in passato ha già sancito la falsità di alcuni dogmi religiosi considerati indiscutibili.

In un certo senso questa situazione ha un ché di paradossale dal momento che la ragione e la scienza dovrebbero, al contrario, essere considerate le più grandi alleate di Dio, perché Dio esistendo rappresenta una di quelle verità verso cui prima o poi ci condurranno.



Dio e l'universo


Una maggiore comprensione di Dio non può comunque limitarsi ai soli aspetti che ne riguardano l'esistenza, tanto più se consideriamo quanto poco sia conosciuta la sua vera natura, e quanto sia forte la tentazione di raffigurarcelo a nostra immagine e somiglianza.

Tra l'altro ciascuno di noi finisce inevitabilmente per crearsi una propria rappresentazione di Dio, e questo non fa altro che aggiungere confusione ad altra confusione.

Molte persone, ad esempio, vedono Dio come un essere dei tanti che popolano l'universo, e dunque come qualcuno che sta da qualche parte a godersi lo spettacolo. Per altri invece l'universo è semplicemente il corpo di Dio, e quindi una parte di lui.

Secondo alcuni poi l'universo è del tutto autosufficiente e Dio si è limitato a realizzare quelle leggi che tuttora lo regolano, altri invece sostengono che Dio debba necessariamente tenerlo in esistenza in ogni momento.

Per non parlare poi delle varie correnti di pensiero su come Dio interferisca con l'ordine naturale delle cose. Per esempio secondo alcuni non interviene affatto e si limita semplicemente a giudicare il nostro operato, per altri invece realizza prodigi e miracoli quando è mosso in tal senso dalla fede e dalla preghiera dei credenti.

In tutte queste visioni c'è comunque un fattore comune legato alla nostra presunzione di misurare ogni cosa secondo il metro umano. Mi riferisco in particolare alla nostra abitudine di attribuire a Dio volontà, desideri, bisogni e finalità del tutto analoghi ai nostri.

In pratica secondo questa visione Dio potrebbe benissimo essere raffigurato come un individuo particolarmente buono e intelligente che in un certo momento avesse trovato una bacchetta magica e avesse deciso di dare vita al nostro universo, progettandolo nei più piccoli particolari.

Va da sé che tutte queste rappresentazioni di Dio oltre a essere completamente arbitrarie e ingiustificate sono anche particolarmente ingenue e ingiuste nei suoi confronti.

Il modo corretto di vedere Dio è invece quello di una mente creatrice che dà vita istante per istante all'intero universo, senza che sia indotta a farlo da alcuna volontà specifica.

Tra l'altro la capacità della mente di operare senza che vi sia alcun fine a guidarla è un aspetto che possiamo osservare direttamente nella nostra capacità di sognare.

In effetti, a ben vedere, i sogni non sono altro che creazioni che la nostra mente, pur nella sua limitatezza, è in grado di realizzare in assenza di una qualsiasi guida.



Dio e la storia


Che Dio sia inteso in un modo piuttosto che in un altro, una cosa è certa: fa parte delle nostre vite e della nostra cultura, come ha fatto parte delle vite e delle culture dei popoli che si sono succeduti nell'arco dell'intera storia umana.

In questo senso faremmo bene a interrogarci su cosa possa aver spinto popoli tanto differenti a sviluppare l'uno indipendentemente dall'altro una qualche idea di divinità.

Le risposte a questo interrogativo possono essere molteplici, e aprono scenari quanto mai disparati.

Secondo alcune correnti di pensiero, ad esempio, Dio è stato inventato di sana pianta da uomini privi di scrupoli interessati ad acquisire potere e posizioni di privilegio, sfruttando la credulità e la suggestionabilità degli individui più sprovveduti.

Qui entriamo in quel genere di scenari che appartengono alle varie teorie del complotto, quelle teorie secondo le quali il cosiddetto popolo è sempre stato raggirato e manipolato da pochi individui intenti a intessere le loro sporche trame al riparo da sguardi indiscreti.

Secondo altre correnti di pensiero è Dio stesso che suggerisce la sua presenza al nostro cuore.

In questo caso lo scenario è quello tipico del contesto religioso, all'interno del quale vi è anche chi si spinge oltre, sostenendo che Dio si sia rivelato in maniera esplicita ad alcuni profeti, e per loro tramite abbia parlato al popolo dei fedeli.

Vi è anche la corrente di pensiero secondo la quale l'idea stessa della divinità sia in qualche modo insita nella nostra natura umana.

Quest'ultimo scenario appartiene ad un ambito più prettamente scientifico, e sfocia nella posizione di alcuni scienziati secondo i quali la nostra concezione di divinità ha potuto svilupparsi per selezione naturale.

A questo proposito rimane ancora da stabilire cosa sia esattamente questa concezione di divinità e come faccia a manifestarsi nella nostra vita.

I miei studi sul funzionamento della mente mi hanno permesso di rispondere proprio a questi importanti interrogativi.

In pratica la nostra concezione di divinità altro non è che quella percezione innata di tipo emotivo che solitamente identifichiamo nella nostra idea di trascendenza.

Responsabili di questo comportamento sono quei meccanismi nervosi che si azionano nelle situazioni di impotenza spingendoci verso quel qualcosa di indefinito che si trova oltre la nostra percezione sensoriale.

In quest'ottica la presenza di Dio risulta essere inevitabile non solo a livello dei grandi gruppi sociali ma anche e soprattutto a livello dei singoli individui.

In pratica non c'è una persona che prima o poi non senta il bisogno di rivolgersi a Dio, comunque se lo rappresenti.

Perché di fatto se c'è qualcosa che prima o poi tutti noi ci troviamo a fronteggiare è una situazione fuori dalla nostra portata. Ed è proprio il sentimento di impotenza che sviluppiamo in tali frangenti a spingerci verso quell'idea di trascendenza che è alla base della nostra rappresentazione di Dio.



Dio e la convinzione


Il fatto che tutti i popoli vissuti finora si siano trovati nell'impossibilità di ignorare Dio è cosa ben differente dall'affermare che abbiano sempre e comunque creduto alla sua esistenza.

Si tratta di una differenza forse sottile ma che comunque è andata via via crescendo con il fiorire della civiltà, dal momento che al riparo dalla potenza della natura e dalle loro superstizioni gli uomini hanno finito per coltivare sempre più profondamente la propria razionalità e competenza scientifica.

Ma se l'istinto da solo non è in grado di trasformare il Dio a cui ci aggrappiamo nei momenti di impotenza in una reale convinzione, cosa può farlo?

La verità è che esistono diversi percorsi capaci di farci credere in Dio, ma che si tratti della paura della morte o del desiderio di dare un senso alla nostra esistenza o semplicemente di un atto di conformismo verso l'ambiente nel quale viviamo, nella maggior parte dei casi la nostra sarà una posizione di pura facciata, una superficiale scelta di campo.

Poche infatti sono quelle persone per le quali credere in Dio non rappresenta soltanto un'idea piacevole in cui riconoscersi, ma l'espressione di un'autentica e profonda convinzione interiore. Convinzione che del resto non può venire dall'esperienza, visto che Dio non è un oggetto che si possa osservare con gli occhi né toccare con le mani o ascoltare con le orecchie.

Se si vuole sviluppare un'autentica convinzione sull'esistenza di Dio la strada probabilmente più veloce è quella della ragione, soprattutto in un'epoca come la nostra nella quale siamo abituati a considerare vero tutto quello che la logica ci mostra come tale.



Dio e le tecniche per credere alla sua esistenza


Una volta compreso che non tutte le persone che si professano credenti lo sono veramente, è utile stabilire se questo stato di cose sia definitivo o se queste persone nel tempo possano comunque sviluppare una convinzione più autentica e profonda nell'esistenza di Dio.

È chiaro, a questo proposito, che chiunque non sia disposto a mettere in discussione il proprio credo, non sentirà mai il bisogno di muoversi dalle proprie posizioni precludendosi di fatto qualsiasi possibilità di maturazione.

Ed è per questo motivo che il presente discorso risulta principalmente indicato per coloro che pur volendo credere sono consapevoli di non riuscire a farlo fino in fondo, e quindi per quelle persone che sono veramente disposte a intraprendere un percorso di crescita spirituale.

In quest'ambito la mia peculiare conoscenza della mente umana si è rivelata particolarmente utile dal momento che mi ha permesso di sviluppare delle vere e proprie tecniche che chiunque può replicare per convincersi dell'esistenza di Dio.

Una di queste tecniche sfrutta la forza dell'abitudine e consiste nel rendere partecipe Dio di tutto quello che accade nelle nostre vite. Un'altra tecnica si serve della reazione istintiva di rigetto che abbiamo nei confronti del concetto di nulla assoluto. E infine c'è la mia dimostrazione dell'esistenza di Dio che essendo estremamente rigorosa sul piano logico permette a chiunque la comprenda fino in fondo di sviluppare l'istantanea convinzione della sua esistenza.



Dio e la fede


Accanto alle persone che non riescono a credere in Dio in modo autentico e profondo ve ne altre che manifestano nei suoi confronti un tale sentimento di fede che si può quasi toccare con mano.

Ed è innanzi a persone come queste che ci sentiamo spaesati e confusi tra l'incapacità di spiegare cosa faccia bruciare il loro cuore di passione per Dio e l'inquietudine di sentirci defraudati di un simile dono.

Ma se Dio è certamente un mistero contro il quale siamo in gran parte impotenti, lo stesso non può dirsi per la fede, essendo quest'ultima una qualità totalmente umana che altro non manifesta se non un sincero e intenso atto d'amore nei confronti di Dio..

Ed è proprio questo atto d'amore che consente alle persone investite di fede di essere al di sopra dei dubbi che invece attanagliano tutti gli altri. Perché è chiaro che quando si ama profondamente qualcosa esso già vive dentro di noi, ed è un fiume che ci travolge impedendoci qualsiasi tentennamento.



Dio e l'ateismo


Se coloro che hanno il dono della fede sono pochi, con il progredire della scienza ha assunto dimensioni sempre più ragguardevoli il fenomeno dell'ateismo, che si ispira anch'esso a Dio ma solo per negarlo.

In altri termini sempre più persone dichiarano di non credere ad alcun Dio personale che abbia creato, sostenga e governi l'universo. Si tratta in genere di persone colte che rifiutano di uniformarsi ai dogmi delle religioni e preferiscono adottare un atteggiamento più pragmatico e logico.

Costoro accettano l'idea che con la morte finisca ogni cosa, e che sia del tutto inutile illudersi di possedere una qualsiasi forma di immortalità.

È certamente una posizione piuttosto frustrante e tragica da sostenere, eppure gli atei non sono per nulla masochisti, semplicemente scelgono il male minore.

In pratica per caratteristiche caratteriali e culturali sono persone che non riescono a sperare in qualcosa che ai loro occhi si presenta tanto fragile e incerto come Dio e l'anima, e dunque preferiscono rinunciare completamente a qualsiasi speranza piuttosto che offrirsi a continui dubbi e tormenti interiori.



Dio e le religioni


Se credere in Dio può aiutare a superare la paura della morte e a vivere una vita con maggiore tranquillità interiore, ben venga tutto ciò che va in quella direzione.

In questi termini le religioni hanno accumulato molti meriti soprattutto nei secoli passati. Oggi il discorso è un po' cambiato semplicemente perché in una società come la nostra le risposte ai grandi temi dell'esistenza non vengono più cercate nei dogmi religiosi ma nelle verità scientifiche.

Che possa piacere o meno, ormai questo è un processo inarrestabile a causa degli innumerevoli successi conseguiti dalla scienza praticamente in ogni campo della vita umana.

E non dovrebbe essere accolto come un male neppure dalle religioni, dal momento che quella stessa scienza si troverà prima o poi a convalidare i loro dogmi più importanti, ovvero l'esistenza di Dio e quella dell'anima.

Preso atto di questo stato di cose, si pone di fronte a noi un interrogativo piuttosto delicato.

Oggi che la gente non le utilizza più come punto di riferimento per capire i grandi misteri dell'esistenza, le religioni hanno ancora ragione di esistere?

A parte il fatto che una società priva di religioni non sarebbe comunque auspicabile, la risposta che mi sento di dare è affermativa, nella misura in cui le religioni abbiano ancora la forza di affermare valori positivi di pace, tolleranza e amore, facendo appello alla parte migliore che è in ciascuno di noi, e avendo l'obiettivo di spingerci verso scelte responsabili e di alto contenuto morale.

Con ciò non intendo dire che le religioni debbano rappresentare la guida morale dei nostri tempi, né che le loro regole debbano necessariamente essere seguite, ma semplicemente che la loro voce, quando è carica di ideali positivi risulta oggi più utile che mai, visto il rischio che si parli bene soltanto di successo, denaro e potere.



Dio e il male


Non è sempre facile accettare le affermazioni di cui si fanno portavoce le religioni, perché a volte risultano così astratte e distanti dalla concretezza della vita da perdere di senso.

Consideriamo in proposito la somma benevolenza di Dio. Essa è senza dubbio un attributo tanto nobile e rassicurante nei momenti felici, quanto difficile da mandar giù di fronte a immani tragedie.

In questi termini non sorprende che il male sia divenuto nel tempo uno degli strumenti preferiti dagli atei per sostenere la non esistenza di Dio. Essi affermano che il Dio sommamente buono descritto dalle religioni è incompatibile con le guerre, le malattie e le ingiustizie presenti sulla Terra.

In genere si ribatte a questa critica affermando che Dio considera il libero arbitrio degli uomini un bene superiore rispetto alla loro incolumità. In questi termini se gli uomini usano la loro libertà per commettere il male e danneggiarsi a vicenda, Dio benché sommamente buono non farà nulla per impedirglielo.

Questa risposta a mio parere non può essere accettata perché attribuisce a Dio desideri e scale di valori tipici degli esseri umani, ma del tutto superflui per una mente creatrice quale egli è.

Fortunatamente è possibile trovare una risposta migliore comprendendo cosa sia veramente il male e quale sia la sua origine.

Noi esseri umani misuriamo il male attraverso la percezione del dolore, che risulta a sua volta una componente indispensabile per la nostra sopravvivenza. In particolare questo è vero per il dolore fisico, come può essere ad esempio quello che si prova a seguito di una caduta o per una ferita.

Avendo studiato approfonditamente la mente umana posso affermare che anche il dolore emotivo, come può essere ad esempio il lutto per la perdita di una persona cara, è inevitabile a causa della nostra capacità di associare tra loro differenti situazioni.

A questo punto per chiudere il cerchio attorno al male non ci rimane che considerare la natura finita e deperibile dell'universo materiale. È evidente a questo proposito che se le risorse a nostra disposizione sono limitate e temporanee, non tutti potremo avere ogni cosa, e anche chi ci riuscirà non potrà conservarla per sempre.

In definitiva il dolore e di conseguenza il male non sono creazioni dirette di Dio, ma vanno considerati più propriamente effetti collaterali inevitabili di un universo materiale.

In questi termini non ha alcun senso rimproverare Dio per aver creato un mondo soggetto al male, dal momento che un mondo che ne fosse del tutto privo non potrebbe neppure esistere all'interno di un universo materiale.



Dio e il bene


La somma benevolenza di Dio può essere messa in dubbio anche da un altro aspetto della creazione, quello relativo alla presenza limitata e temporanea del bene.

Portando agli estremi questo ragionamento si potrebbe addirittura sostenere la non esistenza di Dio, dal momento che un Dio infinitamente buono come quello descritto dalle religioni avrebbe dovuto inondare continuamente i nostri cuori di una gioia inesauribile e sempre nuova.

In genere si ribatte a questa critica affermando che una vita terrena vissuta all'insegna della felicità ci impedirebbe di rivolgerci a Dio e di coltivare le nostre qualità spirituali, perché nel completo appagamento dei sensi nessuno sentirebbe il bisogno di interrogarsi sui significati profondi della vita.

Tuttavia anche questo tipo di risposta presuppone da parte di Dio il desiderio e la volontà di portare a compimento alcuni obiettivi piuttosto che altri, ma queste sono prerogative tipiche di noi esseri umani, e del tutto estranee o perlomeno superflue ad una mente creatrice quale è Dio.

Fortunatamente è possibile trovare una risposta migliore comprendendo cosa sia veramente il bene e quale sia la sua origine.

Noi esseri umani misuriamo il bene attraverso la percezione del piacere, che risulta a sua volta una componente indispensabile per la nostra sopravvivenza. In particolare questo è vero per il piacere fisico, come può essere ad esempio quello che si prova quando ci nutriamo o ci ripariamo dal freddo.

Avendo studiato approfonditamente la mente umana posso affermare che anche il piacere emotivo, come può essere ad esempio l'entusiasmo per una nuova storia d'amore, è inevitabile a causa della nostra capacità di associare tra loro differenti situazioni.

A questo punto per chiudere il cerchio attorno al bene non ci rimane che considerare la natura finita e deperibile dell'universo materiale. È evidente a questo proposito che se le risorse a nostra disposizione sono limitate e temporanee, non tutti potremo avere qualsiasi cosa in ogni momento.

In definitiva il piacere e di conseguenza il bene non sono creazioni dirette di Dio, ma vanno considerati più propriamente effetti collaterali inevitabili di un universo materiale.

In questi termini non ha alcun senso rimproverare Dio per aver creato un mondo soggetto al bene solo a sprazzi, dal momento che un mondo che ne fosse totalmente immerso non potrebbe neppure esistere all'interno di un universo materiale.



Il disegno di Dio


Strettamente collegato alla questione del bene e del male è il tema del cosiddetto disegno di Dio, che riguarda principalmente il ruolo che noi esseri umani siamo chiamati a recitare all'interno della creazione.

Lo scenario più semplice da ipotizzare a questo riguardo è quello secondo il quale l'uomo è chiamato a scegliere tra il bene e il male grazie al proprio libero arbitrio, ricevendone in cambio la giusta ricompensa nella vita ultraterrena.

In questi termini l'intera creazione può essere vista come un atto d'amore di Dio verso tutte quelle forme di vita che vuole rendere partecipi della propria eterna beatitudine. Compito dell'uomo è quello di dimostrarsi degno di questo dono, adoperandosi correttamente tra le difficoltà della vita terrena.

Il problema di questo tipo di scenario è quello di attribuire ancora una volta a Dio desideri e finalità tipiche degli esseri umani, ma del tutto superflue a una mente creativa quale egli è.

Uno scenario più adeguato può essere elaborato analizzando quali siano le nostre prospettive in un universo quale quello in cui viviamo.

La prima cosa che dobbiamo tenere presente è che le manifestazioni limitate e temporanee del bene ci sospingeranno costantemente a inseguire nuove risorse.

Purtroppo però, sempre a causa delle caratteristiche di finitezza e deperibilità del nostro universo, gran parte di quelle risorse finiranno per rimanere soltanto un miraggio, e anche le poche che riusciremo a fare nostre alla fine o ci deluderanno o le vedremo svanire.

In pratica la vita terrena si dimostra essere un gioco che non può essere vinto, perché regolato da leggi perverse.

Prigionieri di queste leggi perverse finiremo quindi, prima o poi, per sentirci impotenti di fronte alla vita e questo ci spingerà a vedere nel senso di trascendenza, e quindi in Dio, l'unica possibile via d'uscita a nostra disposizione.

In estrema sintesi: ciascun essere umano, che ne abbia sentore o meno, è comunque destinato a riconoscere in Dio l'unico obiettivo in grado di dargli quella felicità autentica e definitiva che ha sempre cercato in ogni luogo senza mai riuscire a trovarla.

In questo caso siamo di fronte a un disegno che non sottende alcuna volontà o desiderio da parte di Dio, dal momento che si può ipotizzare che in modo del tutto naturale tutto quello che origina da Dio sia destinato a ritornarvi.



Le leggi spirituali di Dio


Abbandonando per un momento un approccio esclusivamente scientifico possiamo far assurgere a livello di vere e proprie leggi spirituali l'ipotesi che ogni cosa abbia in Dio origine e destinazione.

In questi termini l'universo viene a configurarsi come l'atto attraverso il quale Dio manifesta in maniera esplicita la propria infinita ricchezza, per poi tornare nuovamente a racchiuderla al proprio interno.

In un contesto di questo tipo non potremo più considerare il disegno di Dio come una conseguenza delle caratteristiche della creazione, quanto piuttosto come la manifestazione diretta di precise leggi operanti nell'ambito della consapevolezza umana.

In particolare mi riferisco alla legge secondo la quale le cose piacevoli si succedono per spingerci costantemente alla ricerca di qualcosa che dia senso alla nostra vita, e le cose dolorose con il compito di indirizzarci verso l'unica meta che vale la pena di inseguire, ovvero Dio.

Conoscere queste leggi ci consente non solo di vivere in maniera più consapevole e piena la nostra vita, ma può aiutarci ad adottare una condotta maggiormente conforme ai nostri desideri.

Per diminuire la nostra esposizione al male, ad esempio, sarà sufficiente porre Dio al centro di tutte le nostre esperienze, in modo che possa divenire il nostro unico scopo di vita del tutto naturalmente, e senza passare attraverso continue esperienze dolorose.

Mentre per aumentare l'esposizione al bene dovremmo semplicemente imparare a godere degli eventi piacevoli senza sviluppare alcun desiderio, in modo che debbano giungerne sempre di nuovi per riuscire a suscitare in noi una qualche spinta propulsiva all'azione.

Adottare una condotta di vita di questo tipo, che utilizzi a nostro favore le leggi spirituali di Dio, non rappresenta comunque un salto nel buio dal momento che risulta vantaggiosa anche in un'ottica più scientifica, in relazione alle leggi che governano la nostra mente.



Dio e gli alieni


Considerando l'universo come l'atto attraverso il quale Dio esprime la propria ricchezza, possiamo giungere abbastanza agevolmente alla conclusione che l'esistenza della vita extraterrestre sia un fatto perlomeno probabile.

Va sottolineato come una conclusione di questo tipo non tragga alcun giovamento né dall'elevatissimo numero di pianeti presenti nell'universo né dall'eventuale veridicità del fenomeno UFO, ma dalla semplice considerazione che l'infinita ricchezza di Dio non possa limitarsi alle sole forme di vita presenti sulla Terra.

Si tratta di una considerazione non solo in linea con le leggi spirituali di Dio, ma che ci permette di esplorare alcuni interessanti aspetti connessi a questa tematica.

Ad esempio è interessante notare come il disegno di Dio possa rivolgersi in modo piuttosto agevole a qualsiasi forma di vita evoluta, e quindi non necessariamente a quella umana. Appare dunque sensata l'ipotesi che nell'universo siano molte le specie intelligenti destinate a riconoscere Dio quale unico vero senso della propria esistenza.

Da questo punto di vista non abbiamo alcun motivo per temere un contatto con forme di vita aliene, potendoci aspettare da parte loro un'elevata predisposizione verso un Dio unico, trascendente e buono.

Altro solido motivo per coltivare aspettative positive circa un possibile contatto con specie extraterrestri è dettato dalla considerazione che civiltà intelligenti, capaci di sviluppare una tecnologia molto evoluta senza autodistruggersi, debbano necessariamente aver conseguito un alto grado di controllo dei propri istinti violenti ed egoisti.

Detto questo va comunque sottolineato come un nostro eventuale contatto con simili specie non ci donerebbe alcun vantaggio in termini spirituali, nel preciso senso che a indirizzarci verso Dio risultano già sufficienti le caratteristiche materiali della creazione.

In questi termini un simile contatto può essere considerato inutile, sebbene non dannoso, e fornisce un'interessante chiave di lettura per considerare la grandissima distanza tra i pianeti abitabili presenti nell'universo non come un fatto casuale, bensì come una conseguenza delle leggi spirituali di Dio.

Con ciò intendo dire che un universo che fosse l'espressione delle suddette leggi, avrebbe inevitabilmente manifestato la tendenza ad essere sprovvisto proprio delle caratteristiche che risultano superflue al ricongiungimento con Dio.



Dio e l'anima


Che le caratteristiche materiali dell'universo ci sospingano verso Dio per puro caso, per istinto di sopravvivenza o per un disegno divino, ciò a cui siamo veramente interessati è capire se la nostra esistenza sia destinata a svanire con la morte del nostro involucro fisico o possa proseguire indefinitamente.

Detto in termini più espliciti: la nostra priorità è quella di comprendere se siamo fatti di sola materia, oppure se possediamo una parte spirituale in grado di conservarsi in eterno.

In attesa che le ricerche scientifiche che sto portando avanti in questa direzione mi permettano di dimostrare definitivamente l'esistenza dell'anima, mi limiterò a considerarla come un'ipotesi non escludibile a priori.

In pratica supporrò che ciascuno di noi abbia una parte spirituale che sia destinata a ricongiungersi con Dio partecipando in eterno della sua infinita beatitudine.

Lo scopo di questa ipotesi non è quello di fornire scenari rassicuranti, ma piuttosto di dare un senso più completo ed logico a quanto abbiamo osservato finora.

In effetti se da un lato tutto quello che sappiamo del nostro destino sembra ricondurci verso Dio, dall'altro non abbiamo motivi per ritenere che questo ricongiungimento debba interrompersi bruscamente e definitivamente a causa della morte.

All'opposto è molto più sensato ritenere che la morte sia lo spartiacque attraverso il quale quel ricongiungimento possa finalmente compiersi.

Tra l'altro nell'ottica di una vita oltre la morte il disegno di Dio viene ad assumere un significato ancora più profondo, dal momento che permette di riconoscere nel nostro soggiorno terreno la perfetta tappa di avvicinamento a Dio.

In questi termini è come se prima di "condannarci" all'eterna beatitudine della sua natura, Dio volesse farci sperimentare tutte le alternative possibili, in modo da convincerci dell'unica verità che occorre sapere, ovvero che lui solo è in grado di garantirci una felicità autentica e definitiva.



Dio e il libero arbitrio


Poiché le caratteristiche del nostro universo sono tali da spingerci comunque verso di Dio indipendentemente dalle azioni che decidiamo di compiere, risulta del tutto superfluo il requisito del libero arbitrio.

In questo senso non sorgono particolari problemi se consideriamo anche il comportamento degli esseri viventi come la diretta conseguenza delle leggi che governano il creato, così come accade nel caso degli oggetti inanimati.

È importante a questo riguardo valutare con estrema attenzione quanto ho scoperto sul funzionamento della mente. Di fatto ho identificato tutti i meccanismi che presiedono alle nostre azioni, e quindi so esattamente cosa ci spinge ad agire in un certo modo e non in un qualsiasi altro.

Detto in termini più espliciti: posso affermare con cognizione di causa che tutto quello che facciamo noi esseri umani rappresenta la sola cosa che ci è possibile fare date le circostanze in cui ci troviamo, la nostra esperienza pregressa e le leggi che governano il nostro sistema nervoso.

Anche se questo stato di cose di primo acchito può apparire avvilente, non lo è affatto perché attesta semplicemente come dietro ogni nostra azione ci sia sempre e comunque una precisa ragione.

In questi termini una nozione assoluta di libero arbitrio, intesa come la capacità di effettuare qualsiasi scelta a prescindere da ogni possibile condizionamento, equivale semplicemente alla capacità di agire a caso.

Ed è evidente a tutti noi come il nostro comportamento non sia affatto espressione del caso, quanto piuttosto di una condotta perfettamente sensata, perlomeno dal punto di vista di noi che agiamo.



Dio e il Karma


Così come un approccio puramente scientifico suggerisce di trattare le forme di vita alla stregua di oggetti inanimati nel campo del libero arbitrio, consiglia la medesima cosa nel caso del principio di azione e reazione.

Detto in termini più espliciti: risulta del tutto naturale ipotizzare che il principio secondo il quale a ogni azione ne equivale una uguale e contraria non si limiti alle sole forze fisiche, ma si estenda anche alla nostra interazione con l'ambiente.

In questi termini se io aiuto qualcuno a fare qualcosa, prima o poi sarò a mia volta aiutato da qualcun altro, e via discorrendo.

Un principio di questo tipo, comunemente conosciuto come Karma, può essere introdotto come ipotesi del tutto plausibile in un universo governato da leggi stabilite da Dio, e ha il vantaggio di connotare il suo disegno come giusto e imparziale.

In effetti se tutti noi siamo destinati ad avere e a subire quanto abbiamo dato e tolto agli altri, alla fine il bilancio sarà di perfetta parità per tutti.



Dio e la reincarnazione


L'ipotesi del Karma risulta afflitta da un problematica apparentemente insuperabile, costituita dall'impossibilità pratica di potersi applicare nell'arco di una sola esistenza.

Se ad esempio io fossi una donna incinta e ricorressi all'aborto, impedendo a una creatura innocente di nascere e vivere la propria vita, non potrei comunque subire la stessa sorte, avendo io già vissuto gran parte della mia vita.

È evidente che in questo caso si potrà ristabilire un reale equilibrio tra azione e reazione solo a patto che io abbia una vita successiva, e che questa volta sia io a non poter nascere a causa di un aborto.

In questi termini si comprende facilmente perché l'ipotesi del Karma richieda necessariamente quella della reincarnazione, che può essere descritta come l'ipotesi secondo la quale ciascuno di noi è condannato a vivere esistenze successive finché non abbia esaurito il proprio Karma, e quindi abbia raggiunto la parità tra il dare e l'avere.

Tra l'altro è interessante notare come l'ipotesi della reincarnazione sia proprio ciò che consente al disegno di Dio di compiersi in maniera completa per ciascun essere umano.

In effetti se avessimo una sola esistenza a nostra disposizione prima di ricongiungerci con Dio, non tutti potremmo accumulare il sufficiente numero di esperienze per riconoscere in lui l'unico obiettivo in grado di renderci autenticamente e definitivamente felici.

Mentre con più esistenze a nostra disposizione questo problema viene automaticamente a cadere.



Percezioni dirette di Dio


Finora ho corroborato il disegno di Dio con una serie di ipotesi del tutto plausibili in grado di renderlo più completo, esauriente e giusto.

Purtroppo però queste sono e restano semplicemente delle ipotesi, e a poco giova sapere che l'esistenza di Dio sia invece certa grazie alla mia dimostrazione, se non possiamo avere la stessa garanzia per quanto riguarda la nostra vita eterna.

In questo senso abbiamo due principali alternative: o aspettare che la scienza riesca a pronunciarsi in maniera definitiva anche in quest'ambito, oppure cercare quelle percezioni dirette di Dio che siano in grado di indicarci un'esistenza che vada al di là di quella corporea.

A questo proposito ritengo piuttosto utili due particolari pratiche: una nel campo dell'inconsapevole ovvero il sonno, e una nel campo del consapevole ovvero la meditazione.

Riguardo il sonno consiglio di analizzare le sensazioni che si provano nel momento del risveglio, con lo scopo di scorgere con sempre maggiore abilità le tracce di quale fosse la nostra reale condizione nello stato di sonno profondo.

Per quanto riguarda la meditazione consiglio invece di analizzare quelle sensazioni di completa coscienza di sé che emergono quando svanisce qualsiasi tipo di immedesimazione con il corpo.

In entrambi i casi saranno assenti tutte quelle percezioni che pervadono la nostra mente nelle normali attività quotidiane, e potranno così emergere quelle più profonde e sottili che solitamente non siamo in grado di cogliere.



Conclusione


Questi in estrema sintesi sono solo alcuni degli argomenti che verranno sviluppati in questo sito, che dunque è da ritenersi adatto a chi già ama Dio o a chi vorrebbe amarlo, a chi si è sempre interrogato su di lui, ma anche agli scettici, agli agnostici e agli atei: insomma a tutte quelle persone per le quali Dio non è indifferente.

Tra queste pagine alcuni di loro troveranno ragioni di contraddittorio, altri dei semplici spunti di riflessione. Il mio augurio è comunque che tutti loro possano sentire riemergere in sé la bellezza e il fascino tipici dei problemi più fondamentali dell'esistenza.

In fondo, a ben rifletterci, niente è in grado di farci sentire vivi e di aiutarci a dimenticare e a ridimensionare i problemi del nostro quotidiano, quanto il confronto sincero, profondo e appassionato con temi così grandi e decisivi.



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